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Internet:la banda larga conquista l'Europa...ma non l'Itaglia! :-(
(troppo vecchio per rispondere)
Reno
2009-11-22 16:26:39 UTC
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Cera una volta l'italia di Craxi,4/a potenza industriale mondiale...ed
ora?
Nonostante la Marcegaglia,nonostante Scajola,nonostante....,gli schei
non li restituiscono!In Itaglia,va cosi':a rilento!C'e' ancora della
gente che si deve collegare sulla linea telefonica,a 56kappa!Uno
schifo...
Come detto in altri post:che Brunetta dia la banda larga alle
Pubbliche Amministrazioni,Scajola abbia ragione
ed inizino gli investimenti,e la Gelmini dia la connessione internet
gratuita a tutti gli studenti!(fantascienza...)

Internet :La banda larga conquista l’Europa
http://www.rassegna.it/articoli/2009/11/19/55068/la-banda-larga-conquista-leuropa

In un anno 11 milioni di nuove linee attivate. Nella Ue-27 il 24% dei
cittadini ha una connessione veloce, che consente di lavorare,
informare e fare social networking. Danimarca e Olanda
all’avanguardia. Italia sempre più indietro(sic)

La banda larga in Europa fa passi da gigante. Un rapporto pubblicato
oggi dalla Commissione europea riporta 11 milioni di nuove linee fisse
attivate in un anno. Lo scorso luglio – si legge sempre nel rapporto -
il 24% dei cittadini Ue disponeva di un contratto di accesso alla
banda larga rispetto al 21,6% nello stesso mese del 2008.

Resta al palo solo l’Italia, dove – per citare la battuta di un film
di David Lynch – “No hay banda”, o comunque ce n’è ancora troppo poca.
In Italia – si legge sempre nel rapporto - il tasso di penetrazione
della banda larga attraverso linee fisse (19,8%) è inferiore a quello
della media Ue a 27 stati membri (23,9%), e non va oltre il
diciassettesimo posto.

L’Italia è lontanissima dalle percentuali di paesi come Danimarca
(37,3%) e Olanda (36,2%). Ma la popolazione dotata di banda larga è
molto alta anche in Svezia (31,3%), Finlandia (30,7%), Lussemburgo
(28,8%), Gran Bretagna (28,4%), Francia (27,7%), Germania e Belgio
(entrambi 27,5%).

Come spieghiamo in questa analisi, l’arretratezza dell’Italia si paga
nella valuta della mancanza di informazione e democrazia. Un Paese
davvero in rete è un Paese che consente ai suoi cittadini di
informarsi con mezzi diversi e più pluralisti rispetto al solito Tg
mummificato, e di conseguenza di prendere decisioni, ma anche di fare
informazione direttamente, di lavorare, di entrare in relazione.
L’equazione è semplice: “+ banda = + democrazia”.

In Europa – tornando al rapporto della Commissione - crescono anche
gli abbonamenti alla banda larga attraverso i servizi di telefonia
mobile: +54% rispetto a gennaio (con un tasso di penetrazione media
del 4,2% nella popolazione Ue). Cresce anche la velocità delle linee:
l'80% è uguale pari o superiore ai 2 Mbps (+5% rispetto al 2008),
soglia che consente l'utilizzo delle applicazioni Web 2.0 e dello
streaming video. Mentre il 15% supera i 10 Mbps (+10% rispetto a
gennaio).

In Italia brucia ancora l’affossamento del piano da 800 milioni di
euro per il superamento del digital divide. La notizia, risalente a
inizio novembre, ha sconfortato milioni di italiani. Il ministro per
lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola ha però assicurato lo scorso 15
novembre che il progetto sarà realizzato. “Nei programmi del governo -
ha spiegato Scajola - ci sono investimenti in nuove tecnologie e nella
ricerca. La banda larga è come l'Autostrada del Sole nel 1960. Pensate
se non ci fosse. Oggi non si riesce a comunicare se non attraverso
internet veloce. Noi abbiamo due terzi del nostro Paese che è senza
internet e quindi condanniamo giovani e imprese in tante parti del
territorio a rimanere fuori, abbiamo bisogno di dare internet a tutti
e di darlo veloce”. “La legge sviluppo - ha detto Scajola - ha
previsto un investimento in banda larga. Lo faremo e penso anche che
questi investimenti saranno sbloccati in tempi brevi. All'interno del
governo non ci sono polemiche sulla banda larga, c'è solo la necessità
di approvare la legge”.

A queste dichiarazioni si aggiungono quelle del ministro della
Pubblica amministrazione, Renato Brunetta: “Penso che il primo
stanziamento per la banda larga verra' dal prossimo Cipe, nella prima
settimana di dicembre. Per l'ammontare, aspettiamo”.

Per il momento, ad ogni modo, i fatti battono le parole due a zero. Ed
è una brutta sconfitta..
Reno
2009-11-22 16:32:24 UTC
Permalink
Post by Reno
Cera una volta l'italia di Craxi,4/a potenza industriale mondiale...ed
ora?
Nonostante la Marcegaglia,nonostante Scajola,nonostante....,gli schei
non li restituiscono!In Itaglia,va cosi':a rilento!C'e' ancora della
gente che si deve collegare sulla linea telefonica,a 56kappa!Uno
schifo...
Come detto in altri post:che Brunetta dia la banda larga alle
Pubbliche Amministrazioni,Scajola abbia ragione
ed inizino gli investimenti,e la Gelmini dia la connessione internet
gratuita a tutti gli studenti!(fantascienza...)
Internet :La banda larga conquista l’Europa
http://www.rassegna.it/articoli/2009/11/19/55068/la-banda-larga-conquista-leuropa
l'Itaglia non e' per Internet!,a:
http://www.rassegna.it/articoli/2009/11/19/55066/litalia-non-e-un-paese-per-internet

L’Italia non è un paese per internet

Siamo governati da una gerontocrazia che teme le novità e da una
classe politica che pensa di passare alla storia con le Grandi Opere.
Internet fa paura, in quanto, a differenza dell’informazione
tradizionale, è impossibile da controllare

di Patrizio Di Nicola

La notizia è ormai tristemente nota: il governo italiano, dopo aver
preparato un piano tutt’altro che faraonico per lo sviluppo di
internet, ha deciso di metterlo in soffitta, rimandando ogni
intervento a dopo la crisi (ma come, non ne siamo già usciti?).

Tutto inizia con il rapporto preparato da Francesco Caio nel marzo del
2009 per il responsabile del dicastero dello sviluppo economico.
Destinato a rimanere riservato (chissà perché poi) viene, grazie ai
soliti blogger, immediatamente pubblicato su internet. Il rapporto
mette nero su bianco quello che tanti esperti sapevano già: in Italia
esiste una forte disparità, nella possibilità di accedere ai
collegamenti a larga banda, che interessa oltre sette milioni di
cittadini, per lo più abitanti di aree rurali e di piccoli centri. La
banda larga, inoltre, è basata quasi esclusivamente su vecchi cavi
telefonici in rame, destinati a collassare rapidamente man mano che si
estendono i servizi multimediali su internet (quali radio, tv, film).

Alla base dell’arretratezza italiana vi sono molte cause, prima fra
tutte la non divisione della gestione della rete (che dovrebbe essere
neutrale) dalla fornitura di servizi in concorrenza. Per di più la
carenza di investimenti per una rete moderna in fibra ottica, che
garantirebbe migliore capacità di trasmissione e affidabilità nel
tempo, è eclatante. A partire dal 2004 i soldi spesi per lo sviluppo
della rete in Italia si sono ridotti, mentre nel resto d’Europa lo
stanziamento è più che triplicato. Tutte le nazioni hanno capito il
valore strategico ed economico di internet, che si può sintetizzare
nella semplice formula che un euro investito qui ne rende due in
termini di ricavi. Il governo finlandese nei piani anticrisi ha
previsto forti stanziamenti per rendere l’accesso alla rete un diritto
costituzionale dei cittadini, con l’obiettivo di fornire almeno una
connessione a un megabit entro il 2010 e di cento volte superiore nei
cinque anni successivi. In Italia, secondo Caio, servirebbero almeno
dieci miliardi di euro nei prossimi cinque anni per costruire una
situazione ottimale, in cui internet diventerebbe un pilastro per lo
sviluppo economico e permetterebbe anche business remunerativi alle
aziende.

Dal Rapporto Caio deriva il cosiddetto Piano Romani, dal nome del vice
ministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni che lo ha
promosso. Il piano prevedeva un intervento di circa 1,47 miliardi di
euro – quindi molto più limitato di quanto necessario – messi sul
tavolo in parte dai privati e, per 800 milioni, dallo Stato. Proprio i
soldi scomparsi per decisione della presidenza del Consiglio.

Ma perché in Italia succede questo? Messa da parte la questione crisi
economica, che anziché ostacolare dovrebbe stimolare investimenti come
questi, a mio avviso il motivo è che il nostro “non è un paese per
Internet”. E ciò per tre cause principali:

a) l’Italia è governata – a livello politico, culturale e industriale
– da una gerontocrazia che teme ogni novità. Abbiamo al governo
politici tra i più anziani d’Europa, nelle nostre università si entra
in cattedra superati i cinquant’anni, e anche i manager non sono da
meno. Secondo Daniele Checchi, dell’Università di Milano, rispetto
all’età media della popolazione, la classe dirigente italiana è più
vecchia di tre anni. All’estero, invece, i policy makers sono più
giovani della media. Non a caso, l’istruzione è più bassa: in Italia
solo il 31 per cento delle élites è laureato, contro il 51 per cento
degli inglesi, il 58 per cento dei francesi e il 65 per cento dei
tedeschi. Insomma, si tratta di un quadro che non predispone l’Italia
all’innovazione e alle nuove tecnologie;

b) in Italia la classe politica al governo predilige investimenti che
possano “farli passare alla storia” (le Grandi Opere, simbolicamente
rappresentate dal futuristico ma poco utile ponte sullo Stretto),
ovvero investimenti su business consolidati e in qualche modo “di
famiglia”. Non si spiegherebbe altrimenti la grande enfasi posta sul
passaggio alla televisione digitale, che costerà, secondo le
associazioni dei consumatori, 2,6 miliardi di euro solo in decoder. E
intaserà le discariche – per lo più abusive – di mezza Africa con tv
dismesse seppur ancora perfettamente funzionanti. Senza molto
aggiungere in termini di contenuti culturali;

c) internet fa paura, in quanto, a differenza dell’informazione
tradizionale, è impossibile da controllare in maniera soft: servono
metodi autoritari (come in Cina o Corea). Internet arriva sulle prime
pagine dei quotidiani di larga diffusione e dei tg quasi
esclusivamente per segnalare rischi, quali la pedofilia, i siti di
gruppi estremisti, le dipendenze e malattie da curare. Mai per
segnalare la nascita di un universo di news autoprodotte, spesso di
elevato valore informativo.

Nelle cronache parlamentari, invece, la rete compare sempre in
proposte di legge e decreti intese a limitarne la libertà di
espressione, tanto che il Times parlò in un caso di “attacco
geriatrico ai bloggers italiani”.

In Italia, insomma, sembra che ci vogliano tutti davanti alla tv a
comprare contenuti digitali (alias partite e grandi fratelli). Ma il
popolo di internet resisterà e, come fa da quindici anni, si arrangerà
a costruire il futuro, anche “remando contro” se proprio dovesse
essere necessario.
F. Bertolazzi
2009-11-22 16:39:21 UTC
Permalink
Post by Reno
L’Italia non è un paese per internet
Siamo governati da una gerontocrazia che teme le novità e da una
classe politica che pensa di passare alla storia con le Grandi Opere.
Internet fa paura, in quanto, a differenza dell’informazione
tradizionale, è impossibile da controllare
Una bella sfilza di cazzate, non c'è che dire.
Anche quella per cui, secondo Caio, l'infrastruttura in rame dell'"ultimo
miglio" dovrebbe collassare mi sempra apocrifa. Non ce lo vedo un
personaggio di quel calibro sparare una simile minchiata.

Il vero problema sono le aziende di telecomunicazione, che sull'ADSL
guadagnano, Il 19% di IVA che passano allo Stato, ed il controllo che hanno
sui mezzi di comunicazione.

In Italia la censura esiste. Ma non la fa certo chi con i mezzi di
comunicazione ci guadagna, come Berlusconi, ma chi dà loro i soldi, ovvero
gli inserzionisti e, per la Rai, anche i politici.
tony pedi
2009-11-22 19:29:38 UTC
Permalink
Post by F. Bertolazzi
Anche quella per cui, secondo Caio, l'infrastruttura in rame dell'"ultimo
miglio" dovrebbe collassare mi sempra apocrifa. Non ce lo vedo un
personaggio di quel calibro sparare una simile minchiata.
questo dimostra quanto non ne sai un cavolo

già una decina di anni fa ( o poco più) se ne parlava

ecco il motivo che aveva spinto la fatweb a cablare in fibra

poi , fu inventata la ADSL a soli 256Mbit inizialmente e le cose cambiarono

e si è arrivati negli ultimi anni ai 20Mbit della Hdsl

non so se è un vago, molto vagio , mio ricordo , ma forse adesso ,
sempre su rame si raggiungono forse anche i 50 mbit

ma credi forse che non venga il giorno che tutti saremo cablati in fibra

di la da venire ma , sicuramente entro un paio di decenni

il problema è sempre quello : i contenuti

la capacità di sfruttare la potenza che la tecnologia ci mette a
disposizione con prodotti/servizi/modi di vivere che davvero sfruttino
le novità tecnologiche

dai tempo al tempo

ti ricordi che in passato 'qualcuno' aveva predetto : " nessuno avrà mai
bisogno di più di 640 Mbyte su un pc "

ed è per quello che i pc sono dovuti rimanere indietro rispetto alla
concorrenza a livello tecnologico a causa di questa svista !!!

massivan
2009-11-22 16:33:35 UTC
Permalink
"Reno"
Cera una volta l'italia di Craxi,4/a potenza industriale mondiale...ed
ora?
"massivan"

Craxi manipolava anche le statistiche.
Reno
2009-11-22 16:37:49 UTC
Permalink
Post by massivan
"Reno"
Cera una volta l'italia di Craxi,4/a potenza industriale mondiale...ed
ora?
"massivan"
Craxi manipolava anche le statistiche.
quoto!

ma guardavo se qualcuno abboccava,e diceva che allora si,che si andava
bene! era sempre un amico degli amici.;-)
quadra
2009-11-22 16:48:20 UTC
Permalink
Post by massivan
"Reno"
Cera una volta l'italia di Craxi,4/a potenza industriale mondiale...ed
ora?
"massivan"
Craxi manipolava anche le statistiche.
quella che manipolava era la mediazione tra i poli opposti.
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